E’ una moderna tecnica di cura per le piante arboree che utilizza  il sistema di trasporto naturale dei fluidi al loro interno per veicolare il fitofarmaco e permettere così l’eliminazione rapida di insetti fastidiosi e  nocivi senza  dispersione di prodotti chimici nell’ambiente e soprattutto nel rispetto della  nostra salute.
Insostituibile soprattutto nel caso di alberi in prossimità di abitazioni e in tutte quelle zone di frequentazione pubblica (scuole, parchi, ecc.).
Cameraria dell’Ippocastano: periodo di Intervento: Aprile – Maggio

Processionaria del Pino periodo di intervento: Maggio – Settembre. Lotta obbligatoria: D.M.   del 17/04/98

Matsucoccus del Pino periodo di intervento: Maggio – Settembre. Lotta  obbligatoria: D.M.  del  22/11/96

Tingide del Platano periodo di intervento: Giugno-Luglio

Acari, afidi e psillidi e defogliatori di latifoglie ( Tiglio, Acero, Olmo,Albizzia,Quercia ecc), cocciniglie, lepidotteri defogliatori e coleotteri xilofagi di Conifere ( Cedri, Pini ecc.) periodo di intervento: da Aprile a Settembre.

Fillossera, Cecidomia e coleotteri xilofagi di Leccio  e  Querce caducifoglie: periodo di intervento: da Aprile a Settembre

 

La Processionaria del Pino
La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è un lepidottero appartenente alla famiglia Notodontidae, diffuso in Eurasia e Nordafrica.
Si tratta di un insetto altamente distruttivo per le piante poiché le priva di buona parte delle foglie, alterando così il ciclo vitale. Inoltre, durante lo stadio larvale tale insetto presenta una peluria che risulta particolarmente urticante per vari animali, compreso l’uomo.
Gruppi di larve (o bruchi) di Thaumetopoea pityocampa in movimento nella classica fila indiana. Sono ben evidenti i peli irritanti
All’inizio l’insetto si presenta come una larva lunga da 1 cm fino a 3,5 cm e dotata di numerosi peli irritanti per l’uomo che usa come tecnica di difesa.
Giunte a maturità le larve abbandonano definitivamente il nido e si dirigono lungo il tronco verso il suolo in file lunghe vari metri, formando una sorta di “processione” (da cui il nome).
Le processioni continuano fino a che non trovano un luogo ideale dove interrarsi fino ad una profondità di 10–15 cm. Le larve provenienti dallo stesso nido si incrisalidano tutte insieme nel terreno in bozzoli singoli fittamente accatastati l’uno accanto all’altro. Una parte delle crisalidi può rimanere in diapausa anche fino a 7 anni. Verso luglio-agosto compaiono gli adulti, le femmine ovidepongono sugli aghi delle piante dalle 100 alle 280 uova, in un’unica ovatura a forma di manicotto. Le larvette nascono a fine agosto-settembre e iniziano ad alimentarsi subito sugli aghi, causando danni all’apparato fogliare della pianta. I nidi dove svernano le larve sono riconoscibili anche a distanza; sono di forma piriforme e di colore bianco brillante, localizzati soprattutto sulle cime e agli apici dei rami laterali. Gia’ a partire dalla fine di autunno – inizio inverno, l’osservazione dei nidi bianchi lascia pochi dubbi sulla presenza di questo lepidottero.
Gli adulti sono quindi farfalle, dette “farfalle triangolari”, la cui misura puo’ essere variabili, dai 3–4 cm e la colorazione delle ali è variabile dal bianco sporco al giallo avorio chiaro con delle striature quasi invisibili di colore più scuro. L’apertura alare è di 5 cm circa. Come molte falene alcune di esse possono emettere, se minacciate, un liquido giallastro molto irritante per poi volare via.

È un insetto diffuso nelle regioni temperate del bacino del Mediterraneo (Europa meridionale, Medio Oriente e Africa settentrionale), particolarmente lungo le alberature stradali e sulle piante marginali delle formazioni boscose. È considerato come uno dei principali fattori limitanti per lo sviluppo e la sopravvivenza delle pinete del Mediterraneo.
Attacca prevalentemente piante delle specie Pinus nigra e Pinus sylvestris, ma talvolta danneggia anche Pinus halepensis, Pinus pinea, Pinus mugo e Pinus pinaster; di rado attacca Pinus strobus, ed in via del tutto eccezionale può attaccare larici e cedri.
Questo insetto è conosciuto anche perché nocivo per le specie a sangue caldo, uomo compreso; i danni provocati dalla penetrazione dei peli nella cute umana, possono essere modesti o assumere notevole gravità. Nella pelle, dove si infiggono le setole o i loro frammenti, insorge un molestissimo eritema papuloso, fortemente pruriginoso, che può scomparire dopo qualche giorno; mentre conseguenze più gravi, si hanno quando i peli, o frammenti di essi, giungono a contatto con l’occhio, la mucosa nasale, la bocca o peggio ancora, quando penetrano nelle vie respiratorie e digestive.

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